Polistil e Policar: La storia delle slot car e delle piste elettriche in Italia

Alfa Romeo slot car su pista elettrica Polistil

La storia del marchio Polistil e Policar, che ha motorizzato l'infanzia di generazioni di italiani con le celebri slot car e piste elettriche, inizia a Milano nel 1955, quando i fratelli Mario, Corrado ed Eugenio Besana fondano la APS (A.P.S. - Lavorazione materie plastiche e metalliche). L'azienda muove i primi passi producendo semplici giocattoli in plastica, ma la vera svolta arriva nel 1960 con la creazione del marchio Politoys.

Inizialmente, l'azienda si concentra sulla realizzazione di automobiline in plastica in scala 1:41. Sebbene i dettagli siano ancora approssimativi, il successo è immediato e permette ai fratelli Besana di accumulare le risorse necessarie per il grande salto qualitativo che cambierà per sempre il mercato del modellismo in Italia.

L'Epoca d'Oro: La Serie M e la Rivoluzione del Metallo

A metà degli anni '60, per competere con colossi britannici come Corgi e Dinky Toys, Politoys abbandona la plastica per abbracciare la lega metallica (zama). Nel 1965 nasce la leggendaria Serie M (Metallo) in scala 1:43.

Questi modelli rappresentano un capolavoro di ingegneria per l'epoca. Sono dotati di portiere, cofani e bagagliai apribili, fari a strass, sedili ribaltabili, sospensioni funzionanti e persino fondi dettagliati che riproducono fedelmente gli organi meccanici. Il livello di realismo e la robustezza delle Politoys Serie M le rendono in breve tempo oggetti di culto. L'azienda espande ulteriormente il catalogo introducendo la "Penny Series" in scala 1:66, pensata per rivaleggiare con le Matchbox inglesi e le Majorette francesi nel segmento delle macchinine tascabili.

La Rivoluzione delle Piste Elettriche: Il Fenomeno Policar

Parallelamente al successo dei modellini statici, i fratelli Besana intuiscono le potenzialità delle piste elettriche (slot cars) che stavano spopolando nel mondo anglosassone. Nasce così il marchio Policar, che trasforma il concetto stesso di intrattenimento domestico in Italia, rendendo le corse in miniatura il regalo di Natale per eccellenza tra gli anni '60 e '80.

La genialità della Policar fu quella di democratizzare un hobby fino ad allora dominato dai costosi marchi britannici come Scalextric, offrendo un prodotto affidabile, espandibile e profondamente legato alla passione motoristica italiana. Il sistema si basava su un'ingegneria modulare solida: tracciati in plastica rigida nera con binari in acciaio per un'eccellente conducibilità, comandati dai celebri e sensibili pulsanti a pollice.

La linea produttiva delle piste si diversificò per intercettare ogni tipo di esigenza:

  • Policar (Scala 1:32): La linea ammiraglia. Le auto erano dotate di motori a 12V potenti, telai robusti e baricentri studiati per controllare la derapata.
  • Dromocar (Scala 1:43): Nata per i budget più contenuti e gli spazi ridotti, manteneva il brivido della competizione ma con tracciati compatti, ideali per essere montati rapidamente sul tappeto del salotto.
  • Super/Racing (Scala 1:24): Introdotta negli anni '70 per i club e i modellisti più esigenti, questa scala mastodontica offriva carreggiate larghe e motori ad altissime prestazioni.

Le griglie di partenza casalinghe potevano ospitare miti dell'automobilismo come l'Alfa Romeo 33 Daytona, la Ferrari 312 PB, la Lancia Stratos e le rivoluzionarie Formula 1 a sei ruote come la Tyrrell P34. I tracciati base potevano inoltre essere integrati all'infinito con contagiri meccanici a levetta, curve paraboliche ad alta pendenza, chicane strette, incroci a raso e ponti.

Da Politoys a Polistil: L'Evoluzione e il Declino

Nel 1974, un contenzioso legale con l'azienda di giocattoli britannica Palitoy costringe l'azienda milanese a un cambio di nome: Politoys e le sue diramazioni vengono progressivamente unificate sotto il marchio Polistil.

Questo cambio di identità coincide con una fase di grandissima espansione. Polistil diversifica le scale di produzione statiche, imponendosi come leader mondiale nelle dimensioni più grandi, in particolare la 1:25 e la 1:18, offrendo un dettaglio senza precedenti su auto sportive, berline, mezzi militari e motociclette. In questo periodo, Polistil esporta in tutto il mondo e produce anche action figure e giocattoli prescolari.

Tuttavia, con l'arrivo degli anni '80, il mercato del giocattolo subisce mutamenti drastici. L'esplosione delle prime console per videogiochi causa un crollo verticale dell'interesse per lo slot car, mentre l'aumento dei costi dei materiali e la feroce concorrenza dei produttori emergenti (come Bburago, fondata proprio da un ex socio, Mario Besana) erodono rapidamente i margini di profitto dei modellini statici. Nonostante i tentativi di rilancio, alla fine degli anni '80 Polistil cessa le attività produttive in Italia.

Il Retaggio e la Rinascita

Dopo la chiusura, il marchio Polistil passa alla Tonka e in seguito scompare dai radar per lungo tempo. Decenni dopo, il brand Polistil viene acquisito dal gruppo May Cheong (proprietario di Maisto e Bburago) per produrre nuove piste elettriche commerciali.

Il nome Policar, invece, ha vissuto una vera e propria rinascita tecnologica grazie a Slot.it, eccellenza italiana nell'ingegneria del modellismo dinamico. La nuova Policar sviluppa oggi un sistema di binari moderno con un grip eccezionale e produce modelli di Formula 1 classiche (come la Lotus 72 o la March 701) salvaguardando l'eredità storica con standard qualitativi contemporanei.